Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia. Rugby, birra & salsiccia.
RB&S NEWS: 24/11/13 - Prossimamente online le foto e i racconti di Italia-Fiji (Cremona) e Italia-Argentina (Roma). 9/11/13 - Novembre 2013: a RUGBY BIRRA E SALSICCIA in arrivo novità !!!

Rugbyestate 05





Dati tecnici.

DATA: dal 7 al 21 agosto 2005.
META: Sa Rocca Tunda, Marina di San Vero Milis (Oristano, Sardegna)
ANDATA: 20 ore, via Livorno.
RITORNO: 19 ore, via Genova.
KM TOTALI: 1800 circa (via terra), 800 circa (via mare).


PROLOGO.
venerdì 5
Torino - L'avventura di quest'anno ha inizio nella prima capitale d'Italia. Para raggiunge in treno Torino, dove ad attenderlo, nel parcheggio della stazione di Porta Nuova, c'è l'altra partecipante della spedizione: Kao. A bordo di una Ka gialla i due fanno una breve tappa a casa della ragazza, e nel tardo pomeriggio, dopo aver caricato la macchina-mulo oltre i limiti dell'immaginazione umana, partono, per ritrovarsi sulle sponde dello stesso fiume Po, qualche ora dopo e qualche centinaio di chilometri più in là, a Cremona. Cos'è successo da quel momento in poi? Ecco il racconto dei protagonisti.

Diario di bordo

RUGBYESTATE 05

sabato 6
COLPO DI SCENA INIZIALE.
Cremona - Ci stiamo ancora stiracchiando quando suona il telefono: è la signora Mariuccia, la nostra imminente padrona di casa. «State arrivando?» dice, dalla Sardegna. E così ci svegliamo definitivamente, e scioccati: lei ci aspettava per questa mattina, non avremo sbagliato giorno?? Ma in realtà ha fatto confusione lei, il nostro arrivo è sempre stato previsto per domenica 7, e non sabato 6. E così, chiarito il malinteso, e dopo aver ripreso il respiro, non ci resta che finire i preparativi, e ultimare gli acquisti, girovagando in fretta tra i banchetti del mercato.

SI PARTE!
Livorno / Olbia - Imbottiamo la Ka fino all'inverosimile. Un (bel) po' ci aveva già pensato Kao, e con la tappa a Cremona l'opera è completa. Peso totale stimato dell'automobile carica: 10 tonnellate.
Ore 14,45: si parte! Il tragitto fino al porto di Livorno è tranquillo. Abbiamo preso tutto, e comunque è troppo tardi per tornare a recuperare qualcosa. O, almeno, crediamo che sia troppo tardi. Infatti, nonostante soste, merende e rifornimenti, arriviamo all'imbarco due ore prima di quanto ci avevano consigliato all'agenzia, quattro ore prima della partenza. Maledizione! Così ci tocca aspettare sul molo, tra un panino e una passeggiata nello scenario silenzioso delle gru del porto commerciale.
Poi, finalmente, eccola! Arriva in retro la nostra carretta, la «Moby Drea», pronta a caricarci e traghettarci verso il paradiso. Incastriamo la Ka negli spazi tra una macchina e l'altra nel ventre della nave, e cerchiamo un posto non troppo rumoroso, e soprattutto non troppo congelato dall'aria condizionata, dove accamparci a dormire durante la traversata. [su]


Viaggio d'andata. L'attesa.


Viaggio d'andata. La Moby Drea.


domenica 7
LA CASA.
Sa Rocca Tunda - Dopo la notte in nave, e dopo altre tre ore di panico per errori di itinerario e presunte multe che forse arriveranno tra mesi e mesi, giungiamo finalmente a destinazione, a Sa Rocca Tunda, nei pressi di Marina di San Vero Milis, provincia di Oristano, sulla costa, selvaggia e incontaminata, della Sardegna occidentale. Ad aspettarci, al limite della strada asfaltata, pochi metri dalla casa, c'è, con la sua fiammante graziella rossa, la signora Mariuccia, che ci saluta con un sorriso.
La seguiamo lungo un sentiero sterrato e polveroso che in pochi minuti di autentico Camel Trophy (e non sarà l'ultimo..) arriva all'ingresso della loro sontuosa villa. Dopo le presentazioni ci mostra quello che sarà a tutti gli effetti il nostro campo base. È un grazioso e minuscolo monolocale (ma anche forse piu propriamente definibile mezzolocale..), costituito da un unico stanzone che svolge le funzioni di cucina, soggiorno e camera da letto. Poi, a parte, c'è un microscopico bagno, che, come scopriremo in seguito, amplifica ogni sorta di rumore emesso al suo interno. Ma le dimensioni non sono tutto: il posto è accogliente e ci sentiamo a nostro agio da subito. Così ci tuffiamo sul letto, finalmente liberi, per riposarci delle fatiche epiche del viaggio. [su]


La Casa.


La Casa. Frigorifero.


La Casa. La tovaglia dei pirati.


La Casa. Cosa c'è di fronte...


Finalmente i vetri sono puliti: si parteeee!



lunedì 8
LA SPIAGGIA DI FRONTE.
Sa Rocca Tunda - Il primo giorno di mare vero è oggi. Il nostro vagabondare per le spiagge più belle comincia da quella di fronte a casa, a Sa Rocca Tunda. La temperatura dell'acqua è proibitiva, e il clima, stranamente più siberiano che mediterraneo, nonostante il sole, non giustifica la nostra presenza in mare. Eppoi c'è il vento, Maestrale dicono, che ci farà compagnia fino alla fine, freddo e tagliente. Vento che muove le onde, e che ci ha costretti, all'arrivo in quell'angolo di paradiso, a scavare un vero e proprio pozzo petrolifero per impiantare l'ombrellone, che altrimenti avrebbe preso il volo.
Ogni tanto passano venditori ambulanti che propongono merce di qualsiasi genere, rigorosamente inutile. È facile capire perchè, tra tutti gli articoli proposti, l'aquilone sia il pezzo più venduto. Verso sera, compaiono nel cielo delle minacciose nuvole grigie. [su]


La spiaggia di fronte.


Il nostro ombrellone ferito.


Affari d'oro per chi vende aquiloni.



martedì 9
PIOVE: LA SPIAGGIA DI FRONTE replay.
Sa Rocca Tunda - Il bollettino meteo prevede una giornata bagnata dalla pioggia e raffreddata dal solito vento gelido. Decidiamo così di non inoltrarci in spiagge lontane per poi dover raccogliere tutto in fretta e furia, sotto il diluvio.
Para era stato rassicurato, durante i mesi antecedenti la partenza, sulle condizioni climatiche, caratterizzate dal caldo insopportabile, praticamente da altoforno, della Sardegna.
Era stato avvisato del sole che scotta.
Era tranquillo che non piove mai, fidati.
E infatti i primi tre giorni sono freddi e piovosi.
Solito viaggio al centro della terra per impiantare l'ombrellone, e ci stendiamo a leggere il giornale, in attesa del sole. Di fianco a noi si mette una coppia, lei faccia da oliva, lui assorto nel cruciverba, che sembra uscita da un film horror. Ogni tanto si vedono bambini che giocano con la sabbia nei pressi dei nostri asciugamani. Tra questi, inquietante, c'è un moccioso (bruttissimo, sentenzia Kao) che, seduto immobile su una barca a riva, fissa il mare con occhi indemoniati. Poi passano i soliti venditori ambulanti, che oggi propongono anche cappellini delle squadre di calcio. [su]


Non piove mai. (?)


Capo Mannu sullo sfondo.


Merenda letteraria.



mercoledì 10
A PASSEGGIO TRA I PAGURI.
Capo Mannu - Brutto tempo al mattino, ormai ci stiamo abituando, e siamo quasi rassegnati a trascorrere la giornata in casa. Ma a metà pomeriggio, improvvisamente, il sole sventra le pesanti nuvole scure, portandosi con sè una fetta di cielo limpido. Non perdiamo altro tempo e corriamo alla macchina. Facciamo rotta su Capo Mannu, per una passeggiata (ma si potrebbe tranquillamente parlare di scarpinata senza generare scandali...) tra il mare, trasparente e piatto, e le rocce, arroventate da mezz'ora di sole serio. Kao, soprannominata per l'occasione «San Francesco», raccoglie ignare e indifese patelle e le offre in pasto ad affamate bavose di mare e a compiacenti gamberi. Poi, insegue granchi, scova ricci e paguri saltellando da una roccia all'altra, in bilico tra le onde.
Camminando, ci imbattiamo in microscopiche calette incontaminate dove l'acqua è pura, cristallina, e i fondali sembrano lì, a portata di mano, da toccare... Altre, invece, sono ricoperte da strati di alghe che emanano un fetore che alla discarica di Milano, probabilmente, se lo sognano.
Ma quelle rovinate sono rare: praticamente tutte le minuscole insenature che esploriamo sono da sogno. Presi a tal punto dall'esplorazione, ci accorgiamo, dopo circa un'ora abbondante dal nostro arrivo, che il sole ci sta letteralmente bruciando vivi. Torniamo così di corsa verso la Ka, che ci aspetta rovente. [su]


Tra gli scogli.


Il paguro.


Acqua pura.



giovedì 11
ANCORA PIOGGIA.
Sa Rocca Tunda - La giornata è fresca e anche oggi il tempo minaccia di peggiorare irreparabilmente. Al mattivo splende un sole che prova a scaldare, ma nel primo pomeriggio delle grandi nuvole grigie riempiono il cielo, e ogni tanto scende qualche goccia di pioggia. Così rimaniamo nei dintorni di casa, pronti ad una eventuale ritirata improvvisa. La sabbia è più o meno ancora asciutta, ed il mare è calmo, e non eccessivamente freddo. Di fianco a noi, sulla spiaggia, c'è una coppia che sembra davvero fashion, anche se Kao li definisce sfigatissimi. Lui stecchino con capello lungo liscio raccolto, pelo libero sul petto, e calzoncino attillato viola a strisce, lei faccia da topo con dente centrale sporgente, capello biondo arruffato stile africa selvaggia, costume alla moda degli anni Settanta, fantasia a fiori arancioni, gialli e rosa.

FALL-OUT ATOMICO.
Sa Rocca Tunda - Giochiamo a rugby sul bagnasciuga, e come sfondo abbiamo il mare blu e uno squarcio di cielo azzurro. Il vento soffia freddo, ma, all'improvviso, dal mare arriva una corrente di aria caldissima che sembra quella dell'onda d'urto di un'esplosione nucleare. Sembra di essere in pieno oceano Pacifico durante qualche devastante test atomico, o, in alternativa, in un forno a microonde. Ci fermiamo e rimaniamo come intontiti e un po' timorosi a fissare l'orizzonte sul mare, in attesa che succeda qualcosa, che ne so, in attesa di vedere il fungo erigersi dalle acque, o almeno il flash della bomba. Aspettiamo di essere trasformati in sabbia, di diventare solo dei ricordi, aspettiamo l'arrivo dei detriti, dell'incredibile ondata, del fall-out. Ma niente. Nel giro di pochi secondi la misteriosa ventata calda si disperde, svanisce senza lasciar tracce, così come era venuta. Ci restano soltanto un po' di nostalgia per il caldo che abbiamo assaggiato, dopo i freddi giorni precedenti, e un grosso punto di domanda in testa.

L'ALBERO DEGLI UCCELLI NERI.
Sa Rocca Tunda - I nostri padroni di casa decidono di coprire la chioma dell'albero di fichi del giardino per evitare che degli uccelli neri non identificati facciano razzia dei frutti maturi. Il provvedimento è urgentissimo, in quanto i due cani di casa, Zit e Marta, non svolgono un efficiente servizio di guardia, e i ladri pennuti attaccano ogni giorno. Così vediamo avventurarsi qualcuno sulla scala appoggiata al tronco, a fissare la fitta rete protettiva verde. Ma, colpo di scena, lo spericolato acrobata non è il signor Francesco, come ci saremmo aspettati: è la temeraria signora Mariuccia, che, sopperendo alla titubanza imbarazzante del marito (mmm, un attacco di cagotto forse? risatina), si arrampica con sorprendente agilità, piolo dopo piolo, verso la cima del fico. È un colpo durissimo per gli irriverenti volatili, che per il resto della vacanza non si faranno più vedere. [su]


L'albero degli uccelli neri.



venerdì 12
HARMONY FOR SURF!!!
Su Pallosu - Dopo le calde ore notturne, scandite dal rumore del frigorifero che si mette in moto all'improvviso, dal suono di bonghi stonati e lontani, e dalla musica elettronica proveniente da chissà dove, finalmente il cielo oggi è blu. Anzi, più azzurro, che blu. Saturo, intenso, carico, ma comunque solo azzurro. Aspettiamo ancora il blu. La temperatura è clemente, e partiamo per Su Pallosu. Parcheggiamo, e, sul guard rail di fianco all'ingresso della spiaggia, ci dà il benvenuto una scritta romantica (tra l'altro zeppa di errori d'ortografia inglese, qui corretti per decenza linguistica): peace for harmony - harmony for surf!!!. Entriamo.
È un incantevole ammasso di scogli che racchiudono una lingua di sabbia rovente, bagnata da acqua cristallina. Poco distante, di fronte alla spiaggia, spunta dalle acque un'isola, che, per oggi, rinunciamo a raggiungere a nuoto, vista la tenacia della corrente. Ci avventuriamo così in mezzo a grandi massi irregolari a piedi, e una dopo l'altra compaiono, nelle insenature tra le rocce, spinte dalle onde schiumanti del mare appena mosso, le meduse. Galleggiano a mezz'acqua senza un perchè, e si arenano senza scampo, sciogliendosi lentamente sotto i nostri occhi curiosi. Passiamo oltre e ci avventuriamo sul costone, che punta affilato verso il mare aperto e che guarda di traverso l'isola di fronte, ricoperto di piante e fiori coloratissimi, che si specchiano nell'acqua. Dopo una lunghissima passeggiata tra gli spuntoni di roccia a picco sul Mediterraneo, dove incontriamo solitarî pescatori locali concentrati e pazienti, torniamo alla Ka mentre il sole lascia il posto al fresco della sera. [su]


Su Pallosu. Tra le rocce.


Su Pallosu.


Su Pallosu.


Su Pallosu. L'isola.


Su Pallosu. Medusa I.


Su Pallosu. Medusa II.


Su Pallosu.


Su Pallosu. Diva anni '60


Peace for harmony, harmony for surf.


FRITTO MISTO D'AUTORE.
Mandriola - Ceniamo allo Scivolo, esclusiva (Kao dice esclusiva nel senso di unica) pizzeria del paese, che si affaccia sul mare. Ma arriviamo tardi, perchè siamo tornati a casa alle otto passate dalla spiaggia. La cameriera, incinta almeno al nono mese, annota i nostri nomi su una chilometrica lista d'attesa, e ci invita ad accomodarci ai tavolini della zona bar, per l'aperitivo. Ci scoliamo una bottiglia di Ichnusa, mentre la panzona chiama, uno dopo l'altro, gli aspiranti mangiatori. Ci saranno migliaia, se non centinaia o decine, di clienti prima di noi. Ma alla fine, dopo poche ore, e dopo che molti (come Sanna, Piu, Manca) mancano all'appello, tocca a noi. Finalmente riusciamo a gustare il prelibato fritto di pesce dello Scivolo, mentre ci godiamo il suggestivo panorama del golfo illuminato.


Lo Scivolo.



sabato 13
ADDIO CIABATTA.
Sa Mesa Longa - Non suona la sveglia, e i nostri propositi di arrivare in spiaggia presto vanno in mille pezzi. La mattinata è persa. Dopo pranzo, eccoci a Sa Mesa Longa: due mezzelune di sabbia fine che si intrecciano, con al centro una minuscola isola deserta, raggiungibile a nuoto, con maschera e pinne. Tentiamo la traversata, ma Para, munito solo di maschera e di ciabatte infradito di gomma trasparente al posto delle pinne, al primo passo in mare perde la ciabatta destra. Così Kao, dopo un breve giro di ricognizione subacqueo, decide, vista anche la temperatura glaciale dell'acqua, di ritornare a riva per mangiare. In effetti, si è alzato un vento gelido che non invoglia certo a fare il bagno. Unici temerari in acqua, con questo freddo, sono i surfisti, muniti di muta integrale. E così mangiamo.
Di fianco al nostro ombrellone, spalmata su sedie, tavolini, stuoie, divani, e sdraio, una famiglia sta pasteggiando con riso freddo, verdure, salumi, dolci, intingoli, e ogni altro ben di dio immaginabile. Dietro di noi un signore al telefonino parla del menù della serata: gamberoni alla griglia e misto di pesce. Ovunque ci giriamo, vediamo, sentiamo e odoriamo solo cibo. Sembra di essere in un enorme ristorante a cielo aperto.
Noi: panini. [su]


Sa Mesa Longa. Aspiranti suicidi.


Sa Mesa Longa. Scorcio incontaminato.


L'infradito superstite..



domenica 14
CHE PIÙ BIANCA NON SI PUÒ.
Mari Ermi - Decidiamo di andare a trascorrere la giornata nella spiaggia famosa, insieme a quella della vicina Is Arutas, per la sua sabbia di quarzo. Quando arriviamo, intorno a mezzogiorno, dopo aver preparato i soliti panini nel parcheggio (tra l’altro a pagamento, 3,50€ per noi che rimaniamo circa sei ore), Mari Ermi è completamente intasata, ingolfata di vacanzieri che ingurgitano qualsiasi genere di cibo, dalla pasta al forno all’aragosta, dalla meringata alla fonduta. C’è di tutto. Ma, mentre tutti pensano a riempirsi la bocca, il mare, dimenticato, è deserto. Ne approfittiamo noi, che mangeremo (panini eh) più tardi. Ci immergiamo nell'acqua, blu e azzurra, da dove riusciamo a vedere tutta la spiaggia. Dopo due passi è profondissimo, non si tocca più. Ma da qua, guardando la terraferma sembra di essere ai Caraibi (lo so, lo so, è banale, ma è proprio così...). Come sempre, il Maestrale, fresco e fastidioso al punto giusto, movimenta la nostra giornata. Anche qui, orde di venditori ambulanti incalliti tentano di piazzare la loro merce. Quando ne passa uno che «espone» un aquilone con raffigurata in maniera solenne una carpa, Kao rimane in adorazione, ed è quasi sul punto di comprarlo. Ma il venditore viene chiamato da un altro ombrellone, e sparisce nella folla. È bello rimanere fino a tardi, perchè, quando la spiaggia si svuota, l'unico rumore che si sente è quello delle onde, che si avvicinano ai nostri asciugamani, una dopo l'altra, bianche di schiuma. Poi decidiamo di esplorare la penisola dalla parte di San Giovanni. [su]


Sabbia di quarzo.


La spiaggia.


L'aquilone con la carpa prende il volo.


IL FARO.
San Giovanni Sinis / Capo San Marco - In macchina giungiamo a San Giovanni, e parcheggiamo alla fine della strada. Prossima meta: il faro. Il faro si trova a Capo San Marco, qualche chilometro più avanti, e cerchiamo di raggiungerlo prima che il sole, già bassissimo, si tuffi nel mare. Non c'è più nessuno in giro, e l'aria è fresca: si sta proprio bene. Vediamo le rovine di Tharros, cariche di storia, e, subito dopo, la maestosa torre di San Giovanni. Proseguendo scorgiamo, sul ramo di sentiero opposto al nostro, la malinconica Torre Vecchia, che si affaccia solitaria sul silenzioso Golfo di Oristano. È piacevole passeggiare su questi sentieri che tagliano in due prati, e che sfiorano strapiombi che si aprono su incantevoli cale nascoste tra gli scogli. Poi, finalmente, ci siamo: ecco il faro. Mentre il sole scompare tra i ciuffi d'erba di Capo San Marco, sotto un cielo limpido colorato di rosa, torniamo alla Ka. [su]


Tharros. Rovine e barche a vela.


La Torre di San Giovanni.


San Giovanni Sinis. Aquiloni.


La Torre Vecchia.


La penisola di San Giovanni Sinis.


Capo San Marco. Il faro.


FALÒ DI FERRAGOSTO (?).
Sa Rocca Tunda - Dopo aver mangiato, e dopo una doccia che dà sollievo alla nostra pelle quasi arsa dal sole, ci prepariamo per scendere nella spiaggia di fronte a casa. Due passi lungo la costa, sotto il cielo graffiato dalle ultime stelle cadenti (chi ne ha viste di più? Kao 4, Para 0; mah!).
Sulla sabbia incontriamo ragazze e ragazzi che passeggiano romanticamente tenendosi per mano, e gruppi di coraggiosi che sfidano le onde, invocando la protezione di sconosciute divinità esotiche, per il classico bagno di mezzanotte: è Ferragosto! C'è anche chi festeggia attorno a un falò, con sguaiati momenti di gioco alternati a suggestivi silenzi. La serata è piacevole.
(Dopo un rapido consulto, non siamo troppo convinti del fatto che bagno notturno, falò e festeggiamenti siano di solito il 14 sera, ma bensì, più probabilmente, il 15. Comunque, qui è così, e a noi va benissimo..) [su]


Uno dei falò sparsi lungo la spiaggia.



lunedì 15
OSPITALITÀ SARDA.
Sa Rocca Tunda - Ci alziamo tardi dal letto, è quasi l'una. Apriamo le ante e, appisolato lungo un lato della finestra della zona soggiorno, troviamo un piccolo geco. Solo il tempo di uno scambio di sguardi, intontito lui, intontiti noi, una foto al volo, e il rettile si arrampica sul muro e scompare tra le canne di bambù del tetto.
Prepariamo la colazione, abbondante, a base di nutella®, e trasformiamo quelle golose fette biscottate, cariche di irresistibile crema alla nocciola, in tacche della bilancia. Esaurita la nostra feroce caccia alla caloria, siamo pieni: basta cibo fino a nuovo ordine. Ma mentre Kao risciacqua i costumi da bagno, e Para, che porta ancora i caratteristici segni marroni sul viso, libera il tavolo, ecco che bussa alla porta la signora Mariuccia. Chiede se per caso non stiamo già mangiando, e Para le risponde affermativamente. A volte mentire è utile. Non potevamo certo farle sapere che ci eravamo alzati dal letto quando loro erano già in piedi da ore prima... Imbarazzato, cerca di togliersi i residui di Nutella dalla bocca, mentre la padrona di casa gli porge un piatto pieno di insalata di polipo. E non è che un antipasto, perchè, tutto preso alla griglia, il signor Francesco sta adagiando in un nuovo piatto, una dopo l'altra, dolcemente, delle profumatissime e abbrustolite sarde. Non possiamo rifiutare, per non offendere i nostri gentilissimi amici. Le conseguenze di questo doppio pasto consecutivo colazione/pranzo saranno deleterie per la nostra digestione; ma, senza essercelo aspettato minimamente, abbiamo avuto così anche noi, come praticamente tutti qui, la nostra grigliata di ferragosto. [su]


Il nostro amico geco.


GLI ZII.
Arborea - Dopo esserci ripresi dal doppio pasto, ancora in preda ad allucinazioni digestive, partiamo alla volta di Arborea, dove abitano degli zii di Kao, trapiantati in Sardegna dal Veneto da più di trent'anni. Durante il tragitto ci fermiamo brevemente per immortalare la caratteristica chiesa di Riola Sardo. Poi, eccoci.
In un casolare rustico immerso nel verde, a due passi dal centro abitato di Arborea, gli zii Antonietta, Berto, Elio, Anna e Giuseppe, ci accolgono offrendoci di tutto, e noi accettiamo volentieri un fresco succo di frutta. Parliamo del tempo, davvero inclemente fino ad oggi, e trascorriamo un piacevole pomeriggio. Ci lasciamo con la promessa di tornare a trovarli per una cena a base di pesce, con cozze prima pulite dallo zio Giuseppe, eppoi cucinate dalla zia Anna. Arrivederci a giovedì. [su]


Chiesa di Riola.


FENICOTTERI & CO.
Santa Giusta - Sulla strada del ritorno da Arborea, passiamo di fianco allo stagno di Santa Giusta, dove vediamo dei fenicotteri intenti a cacciare. Fermata la macchina, cerchiamo di avvicinarci in timoroso silenzio per provare l'emozione di un documentario dal vivo, ma non facciamo nemmeno in tempo a fare un passo, che i giganti uccelli rosa prendono il volo. È la legge della natura: chi può, vola via. Beati loro. Il tempo di un paio di foto, e lo stagno è ora deserto, i fenicotteri sono già lontani, diretti chissà dove.
Torniamo alla Ka, mimetizzata tra i rami per non spaventare la fauna di mezza isola, dato il colore, e puntiamo verso Oristano, da dove, una volta attraversato il traffico del tardo pomeriggio, torneremo a casa. Appena prima dell'abitato ha luogo il nostro ultimo incontro di oggi: ci imbattiamo in un rumoroso gregge di pecore, accompagnato da tre cani che ringhiano verso la povera Ka, e da alcune papere. È divertente seguire i cani pastori che svolgono con grande serietà il proprio compito. Corrono abbaiando a qualsiasi pecora fuggitiva, compresa l'immancabile pecora nera. Dopo quest'ultima parentesi nel magico mondo animale, facciamo ritorno, finalmente, a Sa Rocca Tunda. [su]


Santa Giusta. Fenicotteri in volo I.


Santa Giusta. Fenicotteri in volo II.


Santa Giusta. La pecora nera.



martedì 16
L'ARCO DI PIETRA.
S'Archittu - Eccoci in questa conca naturale, invasa da turisti assetati di sole, che sfoggia un enorme arco di pietra, dal quale i più temerari si tuffano nel mare blu, in cerca della morte certa. L'acqua, a S'Archittu, è trasparente e fredda. Arriviamo tardi perchè perdiamo tempo a casa. Dopo aver preparato il nostro pranzo da trasferta (panini: bastaaaa!), scendiamo in mare. Esploriamo le rocce e i fondali di quella affascinante insenatura, tra arco e costa. Nuotiamo facendo attenzione alle canoe e alle meduse che ogni tanto ci tagliano la strada. Sembra di essere in un grande acquario senza pareti. Kao, impavida e sprezzante del pericolo, decide di sfidare le leggi della natura, e si tuffa dall'arco, con un volo di almeno 10 metri. Para, al momento decisivo, sparisce misteriosamente (mmm, e anche saggiamente, direi).
Una volta usciti, rimaniamo tutto il resto del pomeriggio a leggere e passeggiare tra gli splendidi massi e le ripide rocce che si affacciano sul mare. [su]


S'Archittu sottosopra.


S'Archittu. Chiaro e scuro.


S'Archittu. Immersioni.


S'Archittu. Tramonto.


WALKING ON THE MOON.
Sale Porcus - Sulla strada del ritorno da S'Archittu sostiamo brevemente a Sale Porcus. È una salina che sembra utilizzata dai ragazzi del luogo per compiere spericolate manovre con automobili-razzo truccate, lanciate sulla pista di sale a velocità folli. Ma noi lasciamo la nostra Ka (motore e assetto originali eh) all'ingresso dell'area, e facciamo due passi a piedi, per sapere cosa c'è in terra, per renderci conto di dove siamo capitati. In effetti lo scenario sembrerebbe lunare, se solo non si vedesse, a mezza altezza davanti a noi, proprio la luna. Il terreno è spugnoso e inaspettatamente soffice, strano al tatto. Rimaniamo per qualche momento rapiti dal silenzio quasi artificiale di questo posto. Poi, dopo i soliti scatti fotografici che documentano la nostra visita, rieccoci sulla terra, emisfero nord, Europa, Italia, Sardegna, Oristano: torniamo a Sa Rocca Tunda. [su]


Sale Porcus. Tracce di pneumatici.


Sale Porcus. La salina e la luna.


NIGHT & DAY.
Torregrande - Dopo una cena a base di (tonnellate di) würstel, partiamo per Torregrande. Trovare parcheggio è una pietosa impresa, che porta questo paese di pescatori sullo stesso piano di metropoli come Roma, Milano, Napoli, o Torino.
Siamo sul punto di perdere ogni speranza, ma, passate ore e ore, e consumato mezzo serbatoio di carissima benzina, ecco che anche noi troviamo un buco per la nostra microscopica Ka.
Così finalmente passeggiamo tra le bancarelle di souvenir e vestiti del frequentatissimo lungomare, centro nevralgico della vita notturna di tutta la zona. Tra la frenesia e la folla, riusciamo comunque a goderci la calma del mare, che bagna la spiaggia deserta, illuminata da una luna che brilla nel limpido cielo nero, mentre mangiamo un gelato preso a un baracchino. Poi rientriamo nel serpentone di persone che cammina su e giù per il viale, ragazzi, ragazze, madri, padri, figli, nipoti e nonne, che sostano alla ricerca del divertimento puro, presso locali come il «Night & Day», stasera affollato più che mai. [su]


Torregrande. Vita notturna.


Torregrande. Spiaggia di notte.


Torregrande. Night & Day.



mercoledì 17
I PREDATORI DELLA CIABATTA PERDUTA.
Sa Mesa Longa - Torniamo sulla spiaggia del delitto, dove si è consumata la tragedia, dove cioè, da qualche parte sospesa tra le onde, si trova la ciabatta persa da Para. Ma le speranze di trovare l'adorato oggetto sono praticamente nulle. Avevamo provveduto già da qualche giorno a comprare un nuovo paio di ciabatte in sostituzione delle vecchie. E questa volta, Para indossa delle fiammanti pinne nuove, che ci permetteranno di dedicarci senza problemi all'ispezione dei meravigliosi fondali di Sa Mesa Longa, trafficatissimi, affollati, battuti da ogni specie animale pinnata, e non. Una volta fuori dall'acqua, decidiamo di provare l'ebbrezza di camminare a piedi nudi sugli scogli bagnati dall'acqua blu, e poi ci stendiamo come lucertole a goderci il sole caldo. [su]


Sott'acqua.


Un tuffo dove l'acqua è più blu.


SUL PROMONTORIO.
Capo Mannu - Dopo le fatiche in immersione, e dopo esserci ricaricati in spiaggia, sotto il sole indeciso del tardo pomeriggio decidiamo di avventurarci a piedi in direzione del faro di Capo Mannu, che appare minuscolo, visto dal promontorio che sovrasta l'affollata Sa Mesa Longa. Così ci incamminiamo. Durante la scalata per giungere in cima al promontorio, dal quale prosegurire verso la punta estrema della penisola, incontriamo degli spericolati turisti a cavallo, che stanno scendendo, diretti al maneggio dietro la spiaggia. Dopo averli salutati, eccoci alla prima tappa: una mezza torre pericolante, i ruderi di quella che una volta era una fortezza inespugnabile dalla quale si godeva un vastissimo campo visivo sul mare, utile ad avvistare i nemici. Adesso è un romantico luogo selvaggio, da dove Sa Mesa Longa si può ammirare in tutta la sua estensione. Poi, dopo aver trovato, ai bordi della strada, una casupola fatiscente e abbandonata coi muri imbrattati dalla scritta tipica dei surfisti locali, proseguiamo spediti verso il faro, attraversando campi colorati, nei quali vediamo solitarie balle di fieno che compongno rustiche immagini tra terraferma e mare. I sentieri che percorriamo si affacciano su strapiombi e veri e propri burroni di roccia nuda, che cadono nel mare aperto, verde e blu. Ogni tanto scorgiamo, guardando in basso, qualche minuscola barca. L'ultimo sforzo lo facciamo per salire verso uno spiazzo, dove, tra l'erba bruciata, si staglia una strana e misteriosa struttura metallica, che, secondo Kao, avrebbe avuto in passato una qualche funzione militare. Ma, cosa sia in realtà, resta un mistero.
Finalmente, ecco il faro. Recintato da un basso muro poco convincente, l'oggetto del nostro desiderio esplorativo osserva attento tutto ciò che accade nella distesa d'acqua che si agita davanti al suo grande occhio luminescente. Una cinquantina di metri oltre, scendendo per la stradina che torna verso Putzu Idu costeggiando l'altro lato della penisola, troviamo la Torre Sa Mora, che troneggia, stanca e diroccata, su tutta la zona. Ci prendiamo appena il tempo di ammirare il maestoso panorama, e poi rientriamo alla base.
[su]


Sa Mesa Longa. Panorama dai ruderi.


Sa Mesa Longa. Cavalli.


Sa Mesa Longa. Harmony for surf vol.II.


Capo Mannu. Paesaggio.


Capo Mannu. Il pannello del mistero.


Capo Mannu. Faro.


Capo Mannu. Torre Sa Mora.



giovedì 18
RUGBY, PIOGGIA & SALSICCIA.
Sa Rocca Tunda - Usciamo tardi stamattina per comprare i giornali, come sempre La Stampa e La Repubblica; ci siamo trattenuti sotto le coperte un po' più del solito, approfittando del tempo: piove, che strano. Per pranzo sono previste salsicce, in attesa nel congelatore da circa una settimana. Le scongeliamo e le bruciacchiamo in padella, ma, al primo boccone, finiscono dritte nell'immondizia: sono avariate... Ripieghiamo allora su due ghiotti panini farciti con prosciutto crudo e dolcesardo: non proprio una novità, per quanto riguarda i nostri pasti. Mah.
Finalmente, dopo mangiato, scendiamo in spiaggia. Il cielo è ancora coperto e grigio, cade qualche goccia, timida, di pioggia, ma il mare è liscio, uno specchio. Dopo una rapida occhiata ai quotidiani, ci divertiamo come bambini a giocare a rugby uno contro uno a tre metri da riva, in acqua.
Poi risaliamo: gli zii ci aspettano per cena. [su]


Beach rugby?


GLI ZII (vol. II) E ELEONORA.
Arborea / Oristano - Come promesso, eccoci di nuovo ad Arborea, dagli zii di Kao. Al nostro arrivo ci sono quasi tutti: manca lo zio Elio, che non è stato tanto bene durante il giorno. Anche i due piccoli cani ci festeggiano. La cena, insalata di polipo, cozze, gamberoni, frutta e caffe corretto (con filu e ferru, la paradisiaca grappa del posto), scorre tranquilla, e, finito di mangiare, i piatti lasciano il posto alle chiacchere.
Gli zii ci raccontano divertenti aneddoti dei loro lunghi viaggi in nave, molti anni prima, tra continente e isola. Oppure di alcuni vicini, rapinatori amatoriali, che prendono in prestito ruspe dalle aziende vicine, per sfondare i muri delle banche di mezza Sardegna. È gustoso starli a sentire, e non ci viene voglia di andarcene; ma comincia a farsi tardi, e, data l'età piuttosto avanzata, nonostante siano ancora davvero attivi, degli zii, ringraziamo e saliamo in macchina, verso casa.
Ma decidiamo di sostare a Oristano, per un breve giro a piedi in centro. Capitiamo nella centralissima piazza Eleonora, proprio durante il Festival di Oristano. Le migliaia di persone per strada, come drogate dalla musica, stanno ballando i comandi sulle note di «Gioca Jouer» di Claudio Cecchetto.
Due passi verso Porta Manna, passando per i negozi di corso Umberto, e arriviamo alla torre di San Cristoforo, dalla quale torniamo alla Ka. Improvvisamente, Kao vede in un negozio vicino al parcheggio, un anello che sembra intenzionata a comprare a tutti i costi. Ma la saracinesca è abbassata: Para teme che l'indomani saremo ancora qui... [su]


La Casa. Prima di uscire...


Oristano. Gioca Jouer.


Oristano. Statua di Eleonora.



venerdì 19
LA SIGNORA DEGLI ANELLI.
Oristano - Ed è proprio così: eccoci di nuovo ad Oristano. A metà mattina, complice il solito meteo nemico, siamo già nel capoluogo, dove Kao riesce finalmente ad impadronirsi del tanto sospirato anello. Para si aggiudica un libro, presso la libreria Einaudi di fronte alla gioielleria. Poi andiamo a dare un'occhiata a un negozio d'arredamento giapponese. Tutti posti tipicamente sardi, vero?
Pranziamo in una deliziosa pizzeria al taglio (Para: trancio granchio/melanzane piccanti, sublime; Kao: margherita, mmm) e, dopo aver fatto tappa rapidamente da un fotografo e al centro commerciale per l'ultima spesa, siamo sulla strada per Sa Rocca Tunda. [su]


Le strade di Oristano.


L'ULTIMO BAGNO.
Putzu Idu - La spiaggia dei turisti sembra una Rimini in versione ridotta. Arriviamo un po' tardi, e, come al solito, leggiamo i soliti quotidiani sotto l'ombrellone, mosso dal solito vento. Poi ci immergiamo. Un bagno nelle acque trasparenti più che mai, e finalmente calde, della lunga spiaggia frequentata da migliaia di persone. Anche a diverse centianaia di metri dalla riva, le onde non arrivano più su delle ginocchia. Restiamo beatamente distesi in acqua, a goderci quello che sarà, inesorabilmente, il nostro ultimo bagno. Game Over, per questa estate. [su]


Putzu Idu.



sabato 20
CHIEDETTE E VI SARÀ DATTO.
Sa Rocca tunda - Al negozio d'alimentari di Mandriola, dove compriamo pane, prosciutto, e, a sorpresa, porchetta, la nostra commessa preferita, Agnese, si fa in quattro per soddisfare le richieste pressanti dei clienti. Una ragazza le chiede se c'è ancora mozzarella, dato che non è esposta nel banco-frigo, e la risposta è essenza pura, è musica per le nostre orecchie: «Chiedette e vi sarà datto!». Ed ecco comparire nelle mani di Agnese, due mozzarelle fresche fresche, che la nostra eroina porge alla ragazza, ancora spaesata. Che magia, che bello!
Il pomeriggio, freddo e ventoso, lo dedichiamo all'ultima passeggiata sulla spiaggia. Tra barche, alghe di tutti i colori, strane sculture sulla sabbia bagnata dalla pioggia che in mattinata è caduta torrenziale (!), arriviamo fino al piccolo porto dei pescatori locali, nei dintorni di Su Pallosu. Kao ribadisce le sue spiccate doti di amante del mondo animale, ammaestrando una giovanissima mantide religiosa. [su]


Su Pallosu. Il porto dei pescatori.


Scultura I.


Scultura II.


Baby mantide religiosa.


SATURDAY NIGHT FEVER.
S'Archittu - Dopo cena, non resistiamo a trascorrere l'ultimo sabato sera fuori di casa. Facciamo così due passi sul lungomare agitato di S'Archittu. Arriviamo all'arco, illuminato suggestivamente, dopo aver girovagato per i banchetti di manufatti locali. È uno scorcio di costa mozzafiato, di sera. Ma dopo nemmeno un'ora dal nostro arrivo, il freddo pungente di questa serata di un agosto strano ci costringe a tornare a casa. E poi, i bagagli ci aspettano!
La nottata è caratterizzata dalla forte pioggia, e da un vento che soffia fortissimo. Speriamo che domani il viaggio sia tranquillo... [su]


S'Archittu di notte.


S'Archittu. Vita notturna.


S'Archittu. Panorama notturno.



domenica 21
IL PRANZO È SERVITO.
Sa Rocca Tunda - E così, dopo il diluvio di stanotte, siamo arrivati all'ultimo giorno. Il cielo è come lo avevamo sognato per tutti i giorni fino ad oggi: BLU, con nuvole BIANCHE. Ma ormai è troppo tardi. Accipuffolina!
Mentre porta l'immondizia ai cassonetti, Para incontra, in giardino, la signora Mariuccia. Siamo invitati a pranzo, per un'ultima grigliata, insieme al marito. Ancora una volta non possiamo rifiutare, e, dopo aver fatto un minimo di spesa per l'imminente viaggio, e dopo aver ultimato i preparativi e caricato la Ka, eccoci sotto il portico davanti all'ingresso della loro villa, a tavola. Parliamo un po' di tutto, tra un antipasto di prosciutto e melone, un piatto di maccheroni al ragù, e una grigliata di carne. Ci parlano anche di Zit, il cane che non avevamo più visto da qualche giorno, e che, scopriamo, era morto di vecchiaia qualche mattina fa. Dopo averli ringraziati, ci avviamo verso la Ka, per metterci sulla strada per Olbia, dove ci aspetta la nave del ritorno. [su]


La sciùra Mariuccia e il sciur Francesco.


Marta. Ruffiana e unica superstite.



lunedì 22
A CASA.
Olbia / Genova - Dopo due ore abbondanti sulla Statale 131, arriviamo, sotto una pioggia scrosciante, al porto. Aspettiamo l'imbarco in coda, e, una volta a bordo, troviamo posto lungo un corridoio poco frequentato [Come dice MariaTeressa (30.09.2005) sembriamo profughi su una nave elegante..]
Ha smesso di piovere, il mare sembra tranquillo, ed è rischiarato da una vigorosa luna argentata, che splende nel cielo ora limpido, dove ormai lontani, si vedono fulmini rossi che non ci minacciano più.
Si torna a casa. [su]


Viaggio di ritorno. La Moby Wonder.


Viaggio di ritorno.


Viaggio di ritorno. Beduina o Kao?


Viaggio di ritorno. Buonanotte.


Viaggio di ritorno. L'alba.


Viaggio di ritorno. Ecco Genova.

Arrivederci a RugbyEstate 06! risatina
più stretto di così non potevamo farlo...